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Thursday 11th of March 2010

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Il segreto di canneto PDF Stampa E-mail

papaEra il 5 luglio 1985. Nella casa salesiana estiva di Canneto - Parco Nazionale d’Abruzzo - si presentano il segretario del Papa,  don Stanislao Dziwisz e l’addetto alla sicurezza vaticana Camillo Cibin. Il giorno 10 alle 14,30 un piccolo elicottero della Protezione Civile sbarca papa Wojtyła nel campo da gioco antistante la casa.
Nessuno doveva sapere.

Alle 17,15 il Papa era già pronto,talare nera e scarpe da ginnastica,per la prima uscita. La comitiva (i salesiani don Frisoli, don Bianchini, don Mancini, don Procenesi, l’ispettore don Prina, monsignor Dziwisz e pochi altri della sicurezza) si diresse attraverso il bosco verso Le Cascatelle. Wojtyła camminava con passo cadenzato e sicuro, ammirava il paesaggio e pregava il rosario. “Stupendo, meraviglioso, bellissimo!”, esclamò arrivati alla cascata. Poi, seduto tranquillamente su una roccia, ricordò i suoi trascorsi in montagna da giovane prete: le lunghe camminate, le imprese in kajak, le veloci sciate… A sera, dopo il rientro, una cena molto sobria, un po’ di conversazione, una visita in cappella e subito a riposare.
Alle 7 del mattino del giorno 11 Giovanni Paolo II era già in chiesa, seduto al secondo banco come un qualsiasi fedele. Dopo l’Eucarestia e la colazione, il programma prevedeva la sgroppata al monte Meta, prima tappa fonte Chiariglio a quota 1950. Il Pontefice si presentò in pantaloni grigi, scarponi da montagna, camicia bianca, key-way blu, berretto, occhiali da sole, bastone di canna. Guidava don Fabio Bianchini. La salita, ripida, fiaccò il seguito, ma non Wojtyła. Dopo tre ore di marcia ecco il fontanile. Pranzo a base di pane, prosciutto, frittata, vino, cocomero, il tutto condito da piacevole e serena conversazione… Ma il  cielo cominciava a imbronciarsi, e si faticò a convincere l’illustre escursionista a rinunciare alla cima, per raggiungere la quale occorrevano ancora un paio d’ore. D’accordo, si optò per una cima più vicina da dove si poteva ammirare il panorama dell’intera valle di Canneto. Il Pontefice ne rimase incantato.
La discesa verso casa riservò una sorpresa: ripassando a fonte Chiariglio, Wojtyła, assetato, raccolse con semplicità una scatoletta di carne vuota, lasciata lì da qualcuno, la lavò e l’adoperò come bicchiere. Cominciò a piovere. Un grande ombrello da pastore portato da don Procenesi riparò il Papa assieme ad altri tre; fu un’emozione stringersi con lui sotto l’unico riparo. Si arrivò a casa sotto la pioggia battente, ma fu una giornata indimenticabile per i salesiani che poterono viverla con Giovanni Paolo II. L’indomani, 12 luglio, l’ultima escursione ebbe come meta i “Tre Confini”, un pianoro che divide Lazio, Abruzzo e Molise. Panorami, canti popolari italiani, conversazione, preghiera accompagnarono la camminata. Alle 18,30 puntuale, atterrò l’elicottero. Il dono di un rosario al cuoco e alla cuoca, qualche foto, il ringraziamento e la benedizione ai salesiani: “Contemplando queste montagne sappiate sempre ripetere levavi oculos meos ad montes”, e… la consegna del segreto. Sempre mantenuta. Il GR2 delle 22,30 di quel giorno diede notizia che il Papa aveva fatto un’improvvisa escursione al Gran Sasso (sic).

 

 

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